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 Nel Nome dell' Imperatore ( racconto )

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Norther

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MessaggioTitolo: Nel Nome dell' Imperatore ( racconto )   Dom Mag 18, 2008 12:04 pm

Capitolo 1 :

Il fetore dei veicoli bruciati veniva portato dal freddo vento dalle montagne fino a valle.
I cadaveri dei soldati disseminati ovunque su quell' altipiano denso di morte e ricoperto da una neve cremisi, dovuta allo strano colore del sole di quel maledetto pianeta, teatro di una delle più sanguinose missioni che l' Imperium avesse mai compiuto.
Uno sparuto gruppo di guardie imperiali teneva la posizione di un piccolo baluardo situato tra due picchi innevati. Lì erano ormai privati e a pezzi circa 400 soldati, misero resto del proprio battaglione. Gli attacchi divenivano sempre più feroci e incessanti, la marea xeno sembrava instancabile.
Il sole ormai stava calando.
Il colonnello Gregor si ergeva dalle mura a picco della fortezza, osservando i corpi privi di vita dei suoi uomini. Mutilati, non un foro di proiettile sui loro corpi, solo tagli, morsi, crani mozzati. Non un colpo di arma da fuoco sui loro corpi.
172 erano caduti quel giorno, 172 uomini che l' impero di certo non avrebbe mai ricordato, come del resto non si sarebbe mai ricordato nemmeno di loro, rimasti lì a combattere per nulla.
Gregor salì le scale metalliche della torre e chiamò a sè il proprio vice.
"Comandante Fransis, disponga quel che resta del battaglione per l' ultima difesa. Buona fortuna."
Il comandante rimase perplesso e cercò di replicare, ma il colonnello scomparve nell' ascensore e salì verso l' ultimo piano della torre. L' unica cosa che Fransis poteva fare era solo eseguire gli ordini e se ne andò.
Gregor raggiunse le sue stanze, presidiate da 2 sentinelle che lo salutarono prontamente.
Passò oltre e si recò sulla balconata superiore.
Restò per qualche istante a guardare l' orizzonte, ormai scuro e privo di qualsiasi bagliore.
"Nessuno si ricorderà di noi." Mise mano alla sua pistola laser e deciso si sparò un colpo in testa. Il suo cadavere cadde dalla ringhiera e finì al di là delle mura, proprio quando l' orda nemica avanzava per il prossimo attacco.
Fransis avvistò il nuovo pericolo.
"Soldati, pronti per la difesa della fortezza!"
Detto questo, le poche centinaia di soldati si misero in assetto difensivo : chi sulle mura, chi sui baluardi presidiati da postazioni di cannoni automatici, chi nelle retrovie per assistere i basilisk, chi ferito gravemente si alzava per imbracciare il proprio fucile per l' ultima volta.
Niente ormai era più sicuro, solo la morte.
I nemici correvano all' impazzata e urlavano come lupi rognosi, dirigendosi verso le mura danneggiate.
"Fuoco!"
A questo ordine i fucili vomitarono fuoco sui nemici, i cannoni dell' artiglieria aprirono varchi tra le file degli xeno e le mitragliatrici falciavano le prime linee. Colpi di mortaio e bombe a mano piovevano dal cielo.
Gli Orki arrivarono in brevissimo tempo presso le mura. Migliaia. Migliaia di mostri.
I primi assaltatori mostrarono i loro volti corrucciati e pieni di denti aguzzi sulle mura. Le loro asce facevano a pezzi i difensori, sbranavano i cadaveri inermi ormai, spargendo le loro interiora ovunque.
I soldati scappavano ormai, l' ultima difesa erano i piani più alti, dove i difensori si arroccavano per poter bersagliare nuovamente i propri nemici.
Fransis ormai era deciso a tentare il tutto per tutto. Mantenne la postazione coi propri ufficiali e due squadre di Kaserkin. Il centro doveva tenere. 40 uomini lì ora cercavano di tenere testa con le loro armi da fuoco ai maledetti pelleverde che si avvicinavano sempre di più.
"Fuoco a volontà!"
A questo ordine, i Kaserkin trafissero coi loro colpi file di assalitori. Ancora morti, sempre più morti, finchè non furono troppo vicini. Il comandante sfoderò la sua arma ad energia e lo stesso fecero tutti gli altri ufficiali. Si lanciò all' attacco brandendo le proprie armi, seguito dai suoi. Quella fu l' ultima volta che il comandante fu in grado di respirare.
Gli orki fracassavano e squartavano i nemici. I superstiti si ritrovavano a difendere piccole postazioni, cedendo terreno. Privi di guide e di forze..ormai il loro destino era segnato.
Gli stemmi imperiali venivano calpestati e spezzati.
I difensori della bandiera raffigurante l' imperatore non volevano cedere. Il sergente spronava i suoi dietro le barricate. Un orko riuscì a penetrare nelle difese , travolse due guardie e ne decapitò una terza, sbranandone una quarta. Le sue mani tozze si strinsero intorno all' asta, ma una mano altrettanto grande, ricoperta da una nera armatura si strinse sul polso dello xeno, frantumandolo. La nera figura scattò e l' orco venne sgozzato con un pugnale. L' essere estrasse una spada enorme, marchiata con sigilli imperiali. Dieci altre figure spuntarono al suo fianco.
Guardò carico di odio i pelleverde. Prima di scagliarsi come un fulmine sul nemico, la sua voce solenne disse : " Nel nome dell' Imperatore!".

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