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 [whrf] Sbarco a Naggharot

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Scarloc
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MessaggioTitolo: [whrf] Sbarco a Naggharot   Dom Apr 20, 2008 10:11 pm

La piccola nave scivolava silenziosamente lungo lo stretto canale, nella notte buia e nuvolosa senza lune. Lo spettrale silenzio era rotto solo dal dolce rumore delle onde che lambivano lo scafo, mentre l’elegante prua solcava le scure acque. Alith Anar si avvicinò ad una figura solitaria che sedeva nella parte anteriore dell’imbarcazione. Il Re Ombra si era sentito molto onorato quando Eltharion gli aveva chiesto di unirsi alla spedizione. Era stata una saggia decisione; pochi conoscevano i sentieri ingannevoli che attraversavano Nagarythe bene quanto lui.
"Siamo quasi a destinazione, Eltharion", disse Alith con un sussurro.
"Riuscite già a scorgere le scogliere di sangue?", chiese il Maestro di Spada.
"Sì, amico mio, sono a tre iarde a babordo".
Alith riusciva a scorgere le ripide scogliere di pietra rossa.
"Dite al timoniere di fare rotta verso di esse, io vi guiderò attraverso le rocce", disse il guerriero della Torre Bianca che sedeva a gambe incrociate, alzandosi in piedi. La promessa di Eltharion non venne messa in discussione, e giustamente. I sensi degli Elfi erano i più fini del mondo, addirittura soprannaturali, secondo alcuni, ed erano divenuti leggendari. Alith Anar si recò al cassero di poppa e ordinò al timoniere di seguire alla lettera le indicazioni dell'ex Custode. I guerrieri sulla nave si meravigliavano di come questo Elfo cieco guidasse la nave al sicuro tra le pericolose rocce appuntite, ma egli vi riusciva con facilità, sussurrando concisi ordini all'Elfo che stava alla barra del timone. In breve tempo la chiglia della nave toccò la costa e un istante dopo un’ancora argentata si tuffava in acqua con un rumore assordante che ruppe il silenzio della notte. In pochi minuti, ogni Elfo aveva preso la propria posizione sulla spiaggia.
Era una situazione di disagio per questi Elfi. Molti avevano viaggiato attraverso i continenti e attorno al mondo, ma pochi di loro avevano mai messo piede in Naggaroth. Provavano una sensazione di turbamento, ma anche di sfida. I Guerrieri Ombra e i Maestri di Spada si trovavano insieme su quell’oscuro suolo straniero, la terra del loro nemico. Le file ordinate dei Maestri di Spada, che controllavano le proprie emozioni con ineguagliabile abilità marziale, erano in netto contrasto con i Guerrieri Ombra, che bramavano una sottile e silenziosa vendetta contro gli odiati fratelli.
"Stanotte ci accamperemo qui e non accenderemo fuochi. Non possiamo rischiare di essere scoperti", ordinò Alith prima di avvicinarsi a Eltharion.
Avendo ferito il Re Stregone, Eltharion si era guadagnato una fama di semi divinità in tutta Ulthuan. Era riuscito in un'impresa che nessun mortale aveva mai compiuto prima e molti pensavano che si trattasse del segno della benedizione donatagli dagli dei. Il Comandante dei Maestri di Spada si ergeva fiero e imponente, per nulla intimidito dalla propria invalidità. "Siamo stati dei pazzi a non venire qui a combattere prima", disse Eltharion volgendosi verso Alith e parlandogli in tono pacato ma risoluto. “Per molti anni la nostra gente è rimasta passiva, di conseguenza i Druchii ci credono deboli. Dobbiamo colpire i nemici al cuore, solo così capiranno che la gente di Ulthuan non è una preda e che, anzi, siamo forti. Dovranno conoscere la paura, perché insieme, amico mio, li colpiremo dritto nel profondo delle loro anime".

Dall'alto delle scogliere, una figura misteriosa si muoveva senza essere avvistata dall'esercito sottostante. Se uno degli Elfi in basso avesse guardato in alto, per un attimo avrebbe scorto una sagoma correre rapidamente nell'entroterra. Qualche istante dopo, la figura era svanita, inghiottita dall'oscurità della notte.

Nella luce rossa dell'alba, il contingente d'assalto degli Elfi attraversò il sentiero stretto e ripido che si snodava dalla baia verso 1'alto. Quando fu in cima alla scogliera, Alith si fermò e si fece da parte per lasciar passare Eltharion.
“Sembra che la nostra presenza non sia passata inosservata", disse Alith ad Eltharion. Indicò gli stendardi dell'esercito di Naggarond che si avvicinava, sebbene l'esercito del Re Stregone fosse ancora ad una certa distanza. La forza marciava rapidamente, dirigendosi esattamente verso il punto in cui si trovavano gli Elfi. Sopra l'esercito, alto tra le nuvole, un Drago Nero volava in cerchio. Anche da quella distanza Alith riconobbe in lui il loro padrone oscuro, il maledetto Malekith.
"Posso sentirli", rispose Eltharion e la mano di Alith andò automaticamente all'elsa della spada.
"Volete che ordini la ritirata?", chiese il Re Ombra al Maestro di Spada.
"No, combatteremo", disse calmo Eltharion. Era la risposta che Alith si aspettava e un truce sorriso si dipinse sul suo volto.
"Secondo le mie stime ci superano numericamente di quattro a uno", disse Alith all'Elfo cieco, ordinando ai propri guerrieri di disporsi nella formazione di combattimento.
"Lo so", rispose Eltharion rivolgendo ad Alith Anar un raro sorriso. "Avrebbero dovuto reclutare più guerrieri". Il Maestro di Spada sguainò la lama e si unì agli altri del proprio ordine, che si erano riuniti al margine della scogliera.
“Combatteremo qui, non possono attaccarci ai lati da questa posizione", spiegò l'eroe cieco.
"E la nostra ritirata?", chiese Alith mettendo in dubbio l'ardita tattica del proprio comandante.
"Non vi sarà alcuna ritirata, non vi sarà alcuna resa, solo vittoria o morte!”, gridò il Maestro di Spada, spiegando la voce al vento. I Guerrieri Ombra si guardarono e annuirono in segno di approvazione, mentre i Maestri di Spada rimasero in silenzio, concentrando i propri pensieri sull'oscurità dell'esercito in avvicinamento. Eltharion si preparò; ogni nervo del suo corpo fremeva di desiderio di battaglia e una furia selvaggia ardeva in lui.
Cercò di acquietare i propri pensieri, concentrando l'energia per essere pronto allo scontro. Eppure tutto ciò che il suo maestro Belannaer gli aveva insegnato svanì dalla sua mente. Sentiva che il nemico era vicino. Quello era il momento che tanto aveva atteso: combattere il nemico ancora una volta sulla sua stessa spiaggia e portare guerra a Naggaroth. Alla sua destra e sinistra, i Guerrieri Ombra scagliavano frecce a volontà per abbattere i Cavalieri Oscuri che piombavano sugli Alti Elfi. Pochi istanti dopo, l'intero esercito di Elfi Oscuri piombava sull'elite dei guerrieri Alti Elfi e la battaglia ebbe inizio.

Volando in cerchio sopra la battaglia in groppa al suo Drago Nero Seraphon, Malekith osservava i due eserciti scontrarsi. Alla vista di Eltharion sentì un dolore perforante al fianco, proprio dove la lama del Maestro di Spada gli aveva trapassato la carne. A mesi di distanza, la ferita era ancora dolorante e Malekith non desiderava provare di nuovo il taglio affilato della spada di Eltharion. Aveva sottovalutato le abilità del guerriero, ma non era la prodezza marziale del Maestro di Spada ciò che Malekith temeva. Sapeva che la ferita infertagli da Eltharion era stata causata dalla sua eccessiva ingenuità, un errore che non avrebbe ripetuto. Qualcosa nella furia di Eltharion, nella rabbia e nel risentimento che portava nascosti dentro di sé, era ben più di una minaccia. Malekith conosceva bene il potere della vendetta. Aveva alimentato la propria anima in quegli ultimi millenni e 1'aveva scagliato contro una nazione intera.
Quello stesso potere scatenato contro un solo mortale si sarebbe rivelato letale e Malekith non desiderava sperimentarlo.
Il Re Stregone di Naggaroth osservava lo svolgimento della battaglia. Attorno ad Eltharion si era formato un cerchio, nessuno dei Druchii lo combatteva, come Malekith aveva ordinato. Malekith aveva una soluzione migliore per il problema Eltharion.

L'aspro rumore dell’acciaio contro l'acciaio e le grida dei feriti circondavano Eltharion. Il Maestro di Spada combatteva con risolutezza contro i temuti Carnefici di Har Ganeth. La loro presenza turbava Eltharion, poiché l'ultima cosa che aveva veduto con i suoi occhi mortali era stata quella delle loro draich dalla lunga lama che decapitavano i guerrieri che lo avevano seguito ad Anlec. Ascoltò per percepire 1'arrivo di un nemico. Alla sua destra udì i passi di un guerriero che correva verso di lui per attaccarlo, ma prima che Eltharion potesse affrontarlo, questi indietreggiò.
"No, tu no!", gridò il Druchii. Eltharion avvertì la paura dell'Elfo Oscuro, ma vi era qualcosa di più profondo nascosto in lui. Aveva combattuto molte volte contro gli Elfi Oscuri e sapeva che questa razza arrogante non avrebbe mai mostrato paura verso un proprio simile. Erano troppo presuntuosi, orgogliosi e questa smisurata, eccessiva fiducia in se stessi era la loro rovina. C’era qualcos' altro in gioco e ad Eltharion non piaceva affatto la situazione in cui si trovava. I corpi degli Elfi Oscuri caduti erano sparsi per il campo di battaglia, ma egli doveva ancora sconfiggere un preciso avversario.
“Avanti, affrontami!", gridò, puntando la propria spada in aria verso il cerchio tracciato in volo da Seraphon.
Eltharion udiva i propri fedeli Maestri di Spada combattere dietro di sé. Improvvisamente, dal bel mezzo delle loro file, percepì il flebile sibilo di un proiettile lanciato contro di lui. Sollevando istintivamente la lama, deviò il colpo pochi centimetri prima che lo colpisse al collo. Seguirono un secondo proiettile, poi un terzo ed Eltharion dovette fare appello a tutta la propria abilità per schivare questi attacchi. Prima di poter recuperare l’equilibrio, un assalitore fu sopra di lui.
Una raffica di colpi si scagliò contro il Maestro di Spada. Eltharion fu costretto ad attingere a tutte le proprie risorse per schivare i colpi ben piazzati. Per un istante Eltharion si sentì confuso, aveva di fronte un avversario veramente abile e dal modo in cui sferrava gli attacchi Eltharion pensò che avesse ricevuto un addestramento simile a quello dei Maestri di Spada. Assumendo una posizione di difesa, Eltharion attese l'attacco successivo. Parando una serie di colpi che avrebbero reciso la testa di qualunque guerriero meno abile, si trovò costretto a retrocedere verso la sommità della scogliera. La rabbia cominciò a pervaderlo. Perdendo per un attimo la lucidità, lanciò un selvaggio contrattacco, brandendo la spada con furiosa rabbia. Sferrò contro l'assalitore un colpo dopo l'altro, poi sollevò la spada roteandola con fierezza sul proprio capo. Sentì l’arma schiantarsi contro la lama dell’avversario e conficcarsi profondamente nella carne. Ma il suo attacco gli aveva fatto perdere l'equilibrio e prima che potesse rialzarsi in piedi sentì un piccolo graffio al collo. Udì il proprio avversario cadere al suolo e sollevò la spada per sferrare il colpo di grazia. Improvvisamente sentì il proprio corpo indebolirsi. Barcollando in avanti, il rumore della battaglia gli rimbombò nella testa, le gambe gli cedettero ed Eltharion cadde al suolo, avvelenato dal lieve graffio.

Alith Anar recuperò la propria lama, abbattendo un altro degli odiati nemici. La battaglia stava avendo esito positivo, gli Elfi Oscuri non erano all'altezza degli abili guerrieri e, anche se questi ultimi erano esausti, la sconfitta che i Maestri di Spada e i Guerrieri Ombra stavano infliggendo agli Elfi Oscuri cominciava a farsi pesante. Gettò lo sguardo alla propria sinistra e non vide traccia di Eltharion, ma scorse le lame maledette dei Carnefici di Malekith. Facendosi strada nel combattimento che imperversava, trovò l'eroe caduto e accanto a lui un Elfo Oscuro avvolto in un mantello nero che stava in piedi barcollando e che sollevava la lama per infliggere il colpo di grazia. Uccidendo un altro degli odiati fratelli, Alith Anar chiamò in aiuto i Maestri di Spada, che vedendo il proprio comandante in difficoltà si precipitarono verso di lui, sferrando colpi agli spietati Elfi di Har Ganeth. Il Re Ombra si fece strada a forza nella mischia, tuffandosi tra punte di lancia e lame di spada, e maneggiando con rapidità la propria spada per abbattere i Druchii che gli sbarravano la strada. La carica dei Maestri di Spada aveva messo in fuga l'Assassino ed essi si erano lanciati all'inseguimento. Tuttavia, il pericolo non era svanito e Alith Anar fece scudo al corpo riverso di Eltharion, con le armi pronte. Si sentì molto sollevato vedendo che l'amico respirava ancora, benché affannosamente.
Uno squillo di tromba risuonò tra il clangore dell’acciaio e le grida di guerra degli Elfi Oscuri. Il signore dei Guerrieri Ombra vide altri Elfi arrampicarsi dalle cime della scogliera e in quel momento temette che gli Elfi Oscuri li avessero circondati. Poi scorse le uniformi bianche e blu della Guardia del Mare di Lothern. Alith si sentì confuso, poiché non erano mai rientrati nei programmi di Eltharion, ma era comunque grato della loro presenza. Questo nuovo assalto bastò a scoraggiare i Druchii e l'esercito di Elfi Oscuri iniziò a retrocedere. Mentre ordinava ai propri guerrieri di lanciarsi all'inseguimento, Alith udì lo squillo del Corno delle Guardie del Mare, che comandava di rimanere fermi. I Guerrieri Ombra esitarono, incerti sul da farsi e il loro comandante si volse verso chiunque avesse dato quell'ordine, cercando di contenere la propria ira. Fu allora che vide Belannaer, con la spada alzata per richiamare i guerrieri, e così ordinò con riluttanza ai propri uomini di frenare l'inseguimento.

Nella tenda del comandante della Torre Bianca, Alith cercò invano di convincere Belannaer a ritirare l'ordine di fare ritorno a Ulthuan. Solo il pensiero di Eltharion che giaceva mezzo morto su una branda dietro al Custode del Sapere fece contenere ad Alith la propria ira.
"Dobbiamo spingere a fondo l'attacco", bisbigliò aspramente il Re Ombra. “Se avessimo inseguito il nemico staremmo già marciando vittoriosi attraverso Naggaroth".
"Credete veramente che Malekith avrebbe lasciato indifesa la propria città?", replicò calmo il maestro della torre. "Sareste stati uccisi tutti prima ancora di raggiungere i cancelli".
Eltharion tossì con forza e Belannaer tacque per un istante, volgendosi verso il Signore degli Elfi ferito. Appoggiò una mano sulla sua fronte sudata pronunciando pacatamente poche parole e per un istante una pallida luce gialla inondò la sua mano. Un istante dopo, il respiro di Eltharion divenne meno affannoso e il Custode del Sapere si volse di nuovo verso Alith Anar.
"I miei ordini vengono dalle corti”, gli disse Belannaer. "Abbiamo bisogno di tutti i nostri guerrieri per difendere il nostro regno. Qual è lo scopo di questo attacco se non di uccidere Elfi in un' inutile vendetta?”
Lo sguardo arcigno sul volto di Belannaer fece capire ad Alith che non era dell'umore adatto per discutere della cosa. Sebbene dentro di sé ardesse il desiderio di vendetta per la morte dei suoi fratelli, il nobile spodestato continuò a rimanere fedele al Re Fenice. Non avrebbe scelto la via della disobbedienza, perché sapeva di essere migliore dei traditori che inseguiva con tanta foga.
"Dite alle vostre truppe che partiremo all'alba”, disse seccamente Belannaer dirigendosi verso l'uscita della grande tenda, ma in quel momento scorse dei movimenti alle sue spalle. Eltharion, pallido e con gli occhi infossati, fissava con freddezza il proprio maestro.
"Allora partirete senza di me", bisbigliò aspramente Eltharion, dirigendosi poi barcollante verso l'uscita della tenda. "E senza coloro che si sentono come me…” , aggiunse rivolgendosi ad Alith Anar e uscendo dalla tenda.
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